Il VOCAZIONARIO : LA NOSTRA OPERA PRINCIPALE

Per mettere in pratica il carisma specifico, il religioso e la religiosa vocazionista potranno servirsi di ogni tipo di attività[1].  Esiste però una opera che è fondamentale: il Vocazionario.  È quello che si deduce dalle seguenti parole del nostro fondatore: “Ma la sua opera più caratteristica e il campo più specifico sarà sempre il Vocazionario, del quale riceve nome e attività ogni sua casa religiosa e allo stesso deve essere in costante relazione di mutuo. alimento e incremento con le parrocchie, collegi e Missioni[2].

In questa affermazione di don Giustino appare ben chiara la centralità e la priorità del Vocazionario. Tutto nasce da esso e tutto converge a esso. Il Vocazionario deve alimentare tutte le altre opere della congregazione, nel senso che queste avranno valore soltanto se hanno come finalità l’incremento dello stesso Vocazionario. Nessuna attività vocazionista avrà significato se non riceve dal Vocazionario la sua vita, se non ha come obbiettivo la vita del Vocazionario. Questo è l’unico mezzo principale e essenziale che permette al vocazionista di essere fedele al suo carisma.

Questa è una questione fondamentale e vitale. Senza il Vocazionario il vocazionista perde la sua vera identità, muore il suo carisma. Qualsiasi altra attività potrà essere eccezionale, meravigliosa, ma se perde questa relazione di interdipendenza con il Vocazionario, perde anche la sua ragione di essere e di esistere. Recuperare costantemente questa relazione è indispensabile per la vita delle nostra congregazione, o meglio, delle nostre congregazioni. Vocazionario vuole dire “ricerca e cultura delle vocazioni”, vitalità e sopravvivenza del nostro carisma.

OGNI RESIDENZA VOCAZIONISTA DEVE ESSERE UN VOCAZIONARIO

Se il Vocazionario è l’opera principale delle congregazioni vocazioniste, si può capire perché don Giustino afferma che ogni residenza vocazionista deve essere sempre un Vocazionario. Perché se non lo sarà veramente, questa casa non avrà nessun senso, nessun significato per noi. Potrà essere tutto, meno una casa vocazionista.

Dicendo che il Vocazionario è di importanza vitale per la sopravvivenza delle congregazioni vocazioniste, non si deve pensare che si tratta di una soluzione per evitare che le nostre congregazioni rimangano senza vocazioni. Non si tratta di un interesse di gruppo, egoista, ma uno stile di vita veramente evangelico che esclude qualsiasi interesse personale. Nella “sequela Christi” si vive per gli altri. Quando qualcuno pensa di accumulare “tesori” per sé stesso; quando non è capace di liberarsi della legge del “do ut des” (do per ricevere), non potrà essere di nessun modo un discepolo di Cristo.

Don Giustino non idealizzò il Vocazionario affinché fosse in primo posto una “miniera di vocazioni “per le nostre congregazioni, ma per essere uno strumento a servizio della Chiesa. Nel definire il Vocazionario dice che lo stesso è un “collegio religioso missionario di giovani idonei e disponibili, che si preparano al servizio del Regno di Dio nelle diocesi, nelle famiglie religiose e nel mezzo del mondo[3].  In seguito cerca di spiegare meglio questa affermazione “con i suoi vocazionari il servo dei santi, evitando attentamente qualsiasi tipo di concorrenza con altre opere affini, deve aiutare i figli del popolo, sprovvisti di mezzi finanziari, e quelli che ancora non fossero ben orientati per un determinato istituto religioso, fino a quando facciano una scelta definitiva[4].

Per evitare qualsiasi ombra di dubbio su questa finalità ecclesiale del Vocazionario don Giustino scriveva: “con i suoi vocazionari, più che reclutare  i propri soci, il servo dei santi intende servire  le diocesi e tutti gli istituti religiosi, provvedendo buoni soggetti, cercando e scegliendo tra il popolo, e assistendo fino a quando non giungano a stabilirsi definitivamente nel clero secolare e regolare”[5]. Propone ancora che il Vocazionario sostituisse il seminario nelle diocesi che ancora non lo avessero[6]  e dove già esistesse il seminario, il Vocazionario sia “soltanto scuola apostolica e collegio missionario, accogliendo aspiranti allo stato religioso e alle missioni , in modo che per mezzo di essi, ogni diocesi sia una metropoli di religiosità cattolica nel mondo[7].

Pertanto il segno che siamo fedeli al nostro carisma non è, in primo luogo, l’aumento di vocazioni per il nostro istituto, ma la quantità o meglio la qualità di vocazioni che offriamo alle diocesi e alle altre famiglie religiose. Le vocazioni  che  lasciano i vocazionisti in ricerca di altri carismi è perché  guidate e aiutate dal lavoro di discernimento fatto nei nostri vocazionari.

Se realmente fossimo fedeli a questo nostro carisma, il Signore non permetterà che manchino anche operai per servire le “divine vocazioni”. Ma nel caso nel quale non fossimo fedeli non avremo vocazioni per il nostro istituto e quelle che verranno non saranno pienamente coscienti del nostro carisma e non sapranno quello che realmente dovranno fare, ponendo, in questo modo un rischio al futuro della congregazione. Saranno persone senza identità che facilmente abbandoneranno le nostre congregazioni per qualsiasi motivo.


1 1R 8 e 11

2Ibid 12

3Asc 750

4 751

5752

6 753

7 754

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