Nonostante tutto, non morirà il sorriso

Quando viviamo “sotto la croce”, non possiamo rimanere inermi.  Ce lo ricorda don Giustino nei suoi scritti, vero cibo che solleva le membra stanche.

1. La terribile pandemia che attanaglia il mondo non deve disorientare i credenti, chiamati a portare dovunque semi di speranza sulla Parola del Maestro: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). “Tutti i giorni”, anche questi.

2. Affidiamoci anche adesso al nostro Beato don Giustino perché ascolti la supplica di tanti fratelli e sorelle che in un momento di particolare dolore si recano fiduciosi sulla sua tomba. Quanti sono rimasti schiacciati sotto il peso della pesante tribolazione, che ha colto tutti di sorpresa! Molti, nel giro di pochi giorni, a causa del Covid-19, sono passati all’altra sponda, senza il conforto dei sacramenti e la vicinanza dei propri cari. Raccomandiamo le loro anime al Signore. Poi siamo accanto ai medici, agli operatori sanitari, ai sacerdoti, che offrono, nel loro specifico ruolo, particolari attenzioni alle persone contagiate, rischiando, come è già capitato, la morte. “Sotto la Croce” è il titolo del capitolo 63 dell’Ascensione, la bella Opera ascetica di don Giustino, stampata il 27 Maggio 1927 (Cfr. Opera Omnia, Vol. I, pp. 213-216). Lì troviamo buoni consigli “per non restarsene passivi nelle tribolazioni”.

3. Il Beato raccomanda di “agire”, che “è anzitutto un reagire”, non contro il prossimo, possibile causa seconda da cui proviene la sofferenza, ma contro il demonio, ben simboleggiato nel nemico invisibile, imprevidibile, molto pericoloso dei nostri giorni: il virus oggi dilagante. “Bisogna agire e agire”. Ma come? :“Intensificare, accelerare, elevare l’opera della santificazione personale e del prossimo per mezzo nostro”. Il che non significa non interessarsi dell’uomo in situazione, che va servito anche nell’attuale dramma, talmente grave da insinuare nei deboli il ricorso al “si salvi chi può”. Le influenze del demonio “sulla memoria, fantasia, sentimento e volontà” sono sempre in agguato. Don Giustino ne evidenzia alcune: “Avversità contro il prossimo, avvilimento in noi stessi, scoraggiamento per le opere buone e simili”.

Esaminiamo questi sentimenti spesso emergenti. a) Può a volte consolidarsi in noi ‘avversione’ contro qualcuno. Ora è tempo di demolirla, perché tutti siamo nella stessa barca, in pericolo. Stranamente, questo male pandemico può e deve unirci. E questo avverrà nella misura in cui non vediamo nell’altro il nemico da cui difenderci o la vittima della nostra vendetta. Il risentimento è come un macigno che impedisce di camminare, bloccando la persona, contagiata dall’amore proprio ferito. È proprio quello che fa il virus in atto: contagia. b) Siamo ‘avviliti’ perché la fragilità ci attanaglia, le piaghe del mondo fanno stragi. Guardiamo con amore le piaghe di Cristo e faremo ben presto esperienza che “dalle sue piaghe siamo stati guariti” (Is 53,5). Cammineremo, così, sui sentieri piagati del tempo in compagnia di Maria Vergine, Consolatrice degli afflitti, la Donna Addolorata che ci porta al “Dio – Amore”, nel quale tutto vince l’amore. Voi che piangete, alzate lo sguardo, vedrete Cristo in croce, guardate intorno sul sito del Calvario, incontrerete la Madre che vi riscalda con le sue lacrime cocenti. Starete meglio, più forti per asciugare altre lacrime. c) Sopratutto oggi, sotto il peso della tempesta mondiale, lo ‘scoraggiamento’ potrebbe fare da padrone: tanti muoiono, molti soffrono, anche perché sono rimasti lontani dagli affetti per molto tempo. Certo, non tutti possono stare accanto ai fratelli e sorelle contagiati, ma tutti, ad esempio possono fare qualche telefonata in più a chi soffre o a chi è vicino al sofferente; offrire, potendo, una qualsiasi piccola buona azione a quanti sono soli e impediti, come fare la spesa; rispondere alle esigenze altrui se non con il molto, almeno con il poco, ricordando l’obolo della vedova del Vangelo, gesto tanto apprezzato dal Signore; utilizzare l’Iban di Enti preposti a raccogliere fondi. Anche così si contribuisce alle ingenti spese per curare quanti già vivono l’incubo del virus.

4. “Resistere” : l’altra azione che raccomanda don Giustino. Anzitutto, resistere e sempre resistere “contro le persuasioni diaboliche che tendono ad universalizzare il male fisico e morale”, con il pericolo di accarezzare l’idea che ormai tantissimi stanno male, quindi lo saranno in molti perchè il male non si ferma. No. Con la nostra azione e con il nostro comportamento possiamo fermarlo. “Ogni male – dice don Giustino – è sempre una violenza, ciò che è violento non può durare”. Quindi, non abboccare a quelle “persuasioni diaboliche che sia tutto finito, tutto sia irrimediabilmente perduto, – in quanto – a tutto c’è rimedio nella grazia, per tutti c’è la grazia del rimedio; da ogni male si ricaverà un bene superiore con Gesù”. Il rimedio è la preghiera. Come oranti attenti pendiamo pure dalle labbra del divin Maestro che ci vuole bene per cui, come dice don Giustino mai vedere nei nostri mali “il Signore sdegnato, chiuso, allontanato”. Anzi, esorta, “con maggiore passione – a – cantare il nostro amore a Lui, la nostra fiducia in Lui, il nostro abbandono alla divina azione”. E aggiunge: “Quanto più acuisce la pena tanto più sperare e saperne la fine, tanto più credere vicino il Signore e a Lui gridare con l’anima e nel Cuore suo versare le nostre lacrime”. Vale a dire: “Siamo in croce, ma risorgeremo”. “Nessuno arriva in Paradiso con gli occhi asciutti”, dice Victor Hugo, grande scrittore francese. È vero, questo è tempo di lacrime che Dio raccoglie per intenerire ancora di più i nostri sentimenti di misericordia e compassione a cui don Giustino rimanda, certi che se “consoleremo Gesù nei sofferenti, troveremo anche noi misericordia e consolazione”. Raccogliamo per il nostro tempo di prova le sue proposte operative: “le opere di misericordia, il perdono delle offese, il suffragio per le anime del Purgatorio e la consolazione dei mesti”. 6. Quanta mestizia in questi giorni! Sappiamo che Dio non gode “delle sofferenze delle sue creature, resta, – invece – glorificato solo dall’ amore con cui esse superano le prove”. Allora apriamo ancora di più cuore e mente a queste parole conclusive del Beato, vere perle per l’ora presente: “Non sottoponiamo nessuno all’insopportabile prova del silenzio delle labbra, suggellate alla parola, del silenzio degli occhi che sfuggono di incontrare gli occhi, del silenzio del viso, su cui muore il sorriso. Sarebbe un indurli alla disperazione”. Ubbidiamogli, così, nonostante tutto, non morirà il sorriso.

Sac. Giacomo Capraro, sdv

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